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Il Tempio Sannitico

Il bel complesso culturale si trova nei pressi dell’abitato di Vastogirardi, alla quota di 1150 metri s.l.m. Il monumento, situato al margine di un breve pianoro che interrompe le pendici del Monte Capraio, il località Sant’Angelo, non lontano dal centro fortificato del Monte Cavallerizzo (un recinto urbano in opera poligonale, risalente ad età sannitica), è di notevole interesse per dimostrare il concetto appena esposto, sia per le sue evidenza materiali, sia per la stratificazione contenuta nella singolare denominazione.

Il luogo di culto si trova nei pressi di una copiosa sorgente, forse all’origine del valore religioso dell’area ed è oggi ridotto allo stato di rudere. Nel sito vi sono due edifici sovrapposti l’uno all’altro: un tempio italico ed una Chiesa di età medievale. Le evidenze archeologiche ci informano che il luogo della sorgente doveva essere già oggetto di culto nel III secolo a. C., ma le strutture ancora oggi in situ risalgono al 130-120 a.C. Il tempio italico aveva un fronte con quattro colonne isolate ed avanzate, a formare un pronao, era cioè prostilo tetrastilo. L’ambiente di culto vero e proprio era formato da una cella unica. Il tempio non sorgeva a livello del suolo ma, come è tipico dei templi italici, si trovava al di sopra di un alto podio, di 1.83 m., analogamente ai vicini edifici culturali di Pietrabbondante. Il podio, che ha una base di 10.81 m. di fronte e 17.92 m. di lato, è scandito in quattro fasce sovrapposte: in basso si trova uno zoccolo liscio con al di sopra una cornice a cyma reversa, poi vi è un ampio corpo liscio ed in alto è concluso da una cornice di coronamento di tipo tuscanico. Una scalinata incassata nel podio permetteva l’accesso al livello del pronao e della cella. È facile rilevare, anche per la sezione del podio, una marcata somiglianza al complesso di Pietrabbondante, in particolare al cosiddetto tempio A, nel quale l’unica lieve differenza è la collocazione del profilo tuscanico in basso e della cyma reversa in alto. L’inversione della decorazione del podio tra i templi di Vastogirardi e di Pietrabbondante è un sintomo della libertà compositiva tipica delle opere dell’ellenismo italico del II secolo a. C. Sul retro della struttura vi è un muro di contenimento che isola il podio dal versante della collina e permetteva evidentemente lo svolgimento di processioni lungo il perimetro esterno della struttura. Purtroppo nessuna porzione dell’elevato della cella è conservata in situ, ma tutt’intorno al podio si notano numerosi elementi che hanno permesso l’elaborazione di alcune ipotesi ricostruttive delle volumetrie che le vicende della storia non hanno fatto giungere fino a noi.
Nel corso del Medioevo, il tempio italico vanne sostituita da una piccola Chiesa cristiana dedicata al culto di Sant’Angelo, ad aula unica rettangolare, absidata, della quale oggi rimangono le sole murature perimetrali di fondazione. È interessante rilevare come la Chiesa sia stata collocata, per evidenti ragioni di rapidità ed economicità, al di sopra dei resti antichi, senza cancellarli. Il piano dell’edificio medievale sorge al di sopra del podio antico: la distribuzione del luogo di culto era rimasta la stessa, mutava solo la forma ed il rito. Risulta molto delicato il rapporto compositivo che si instaura tra l’orizzontalità del podio rettilineo e la superficie curva dell’abside dei resti medievali. La sovrapposizione delle due strutture ben evidenzia il concetto sopra espresso ed i lavori condotti dalla locale Soprintendenza, in seguito agli scavi archeologici, hanno opportunamente comportato la conservazione in situ delle evidenze tangibili della storia del monumento. A differenza di altri casi, non si è proceduto all’eliminazione delle strutture medievali, con la conseguente “creazione” di un nuovo manufatto sospeso nel tempo e nello spazio. In questo caso è invece molto evidente la stratificazione di due monumenti molto significativi della storia del Molise. Ulteriore elemento che chiarisce il parallelo tra il nostro comune patrimonio architettonico ed il palinsesto è la denominazione del luogo. Fino al secolo scorso il sito era noto come Sant’Angelo Indiano, come riportato nella documentazione dei locali archivi: una denominazione alquanto strana per l’Alto Molise. La dedicazione della Chiesa medievale a Sant’Angelo è abbastanza semplice da spiegare, soprattutto in relazione ai resti del tempio italico: in molti casi il culto del Santo cristiano si è infatti sovrapposto a quello del dio pagano Ercole, per analogie dei loro attributi e delle loro prerogative. Più particolare è la stratificazione che si nasconde dietro l’aggettivo Indiano. Nel corso degli scavi del tempio italico sono stati rinvenuti vari materiali, tutti riconducibili ad ex voto, tra i quali un’interessante lastrina bronzea con un’iscrizione osca, purtroppo frammentaria, che recita: …staìiùs  / …a]ìnnianùì  / …b]rateìs. Il primo termine rileva il nome gentilizio degli offerenti, evidentemente appartenenti alla famiglia degli Staii, declinato al plurale perché si trattava di congiunti, forse fratelli. La seconda parola indica l’attributo della divinità alla quale era stata effettuata la donazione, mentre la terza parola significa grati e rileva che il dono era un ex voto per grazia ricevuta. È curioso che l’attributo della divinità, ìnnianùì, presenti una singolare assonanza con il termine indiano che, associato al nuovo culto cristiano, è stato tramandato fino al secolo scorso. Anche per la denominazione, dunque, si nota una stratificazione, una sovrapposizione del nuovo sul vecchio, come per i due edifici. È proprio questo l’aspetto più affascinante di questo patrimonio: essere evidenza di un processo di crescita di informazioni, l’essere il risultato di un continuo accumulo di azioni degli uomini, avvenute collettivamente, e non solo il risultato di una estemporanea creazione. (Tratto da: altri ITINERARI, a. III, nn. 5/6, 2005. Guido Licciardi,  Il tempio italico di Vastogirardi.)

Ipotesi di ricostruzione tridimensionale del tempio:





Il Centro Storico

Vastogirardi si sviluppa a ridosso di una collina al cui vertice sono il Castello e il complesso ecclesiale di San Nicola di Bari. All’interno delle mura è il borgo, che appare ben conservato nell’originaria funzione di difesa, come testimoniano le torri cilindriche inglobate nelle fabbriche ed i supportici tra i corpi edilizi. Questi rappresenta il nucleo originario, il centro antico del paese, sviluppatosi intorno al X-XI secolo.

Il centro storico si espande “ad avvolgimento” a ridosso del Castello medievale. L’area più antica coincide con le abitazioni che costellano il borgo fortificato; tra stretti vicoli e ripide scalinate spuntano edifici di grande pregio storico ed architettonico, tra cui il Palazzo della “Corte di Giustizia”, le Case Palazziate “Del Monaco”, “Marracino” e “Del Vecchio-Scocchera”. I successivi ampliamenti abitativi del XVII e XVIII secolo hanno rispettato la struttura urbanistica “ad avvolgimento” del borgo antico, dando alla luce nuovi Palazzi signorili e Chiese di notevole fattura artistica. La Chiesa di Maria S.S. delle Grazie si fa risalire già prima del 1649 nell’inventario dei beni detti “stabili” nonché in quelli “mobili” con frutti e rendite della Chiesa parrocchiale di San Nicola del “Vasto Girardo” – Confraternita del Santissimo Sacramento,  e delle altre cappelle delle contrade del villaggio. Della stessa epoca sono le Chiese di San Rocco e di Santa Maria del Suffragio, detta anche della “Congregazione dei Morti”, ed alcuni tra i Palazzi signorili più importanti del paese: Palazzo “Scocchera-Selvaggi”, Palazzo “De Lellis”, Palazzo “Bonanni”, Palazzo “Di Rienzo” e Palazzo “Cenci”.
Nel corso del secolo scorso il paese non ha più seguito l’andamento aggregativo a fasce gradonate, secondo l’andamento morfologico del sito, ma si è sviluppato lungo le arterie d’accesso principali: Via Garibaldi, Via Marconi e Via Re d’Italia.
I principali monumenti del centro storico sono:

  • il Castello medievale,

  • la Chiesa di San Nicola di Bari,

  • la Chiesa di Maria S.S. delle Grazie,

  • la Chiesa di Santa Maria del Suffragio (oggi sconsacrata ed adibita a Biblioteca Comunale e Sala Covegni-Cinema-Teatro),

  • la Chiesa di San Rocco (oggi sede del Palazzo Municipale),

  • la Torre Civica,

  • le Case Palazziate “Scocchera-Selvaggi”, “De Lellis”, “Bonanni”, “Cenci”, “Di Rienzo”, “Marracino”, “Del Vecchio-Scocchera”, “Del Monaco”, “Scocchera” e l’antico Palazzo un tempo adibito a “Palazzo di Giustizia”,

  • il Monumento ai caduti di Via Garibaldi,

  • il Monumento ai caduti di Via Re d’Italia,

  • il Calvario,

  • la Fontana di Piazza Giusto Girardi,

  • la Fontana di Piazza Vittorio,

  • la Fontana di Via Marconi,

  • la Fontana di Via Re d’Italia,

  • il Museo del Volo Dell'Angelo (un tempo adibito a pubblico lavatoio).



Il Castello Medievale

 

La sua tipologia fa pensare ai castelli-recinto dell’area abruzzese-molisana il cui esempio più vicino, non solo geograficamente, è quello di Pesche, dove è assente come nel nostro Castello, a differenza degli altri esemplari del medesimo tipo, il puntone. In tutti e due questi casi il castello-recinto è posto poco distante dall’abitato in modo da essere facilmente raggiungibile dalla popolazione. La similitudine si ferma qui perché mentre a Pesche e nelle altre località il castello- recinto, ormai spesso allo stato di rudere, ha carattere esclusivamente militare, a Vastogirardi esso è un vero e proprio nucleo abitato. Questo castello doveva apparire come un’autentica cittadella nella quale hanno sede le funzioni di governo, sia civile (il palazzo del feudatario), sia religioso (la parrocchia), rappresentando così il centro dell’agglomerato urbano. La Chiesa di San Nicola, che sorge nel punto più alto del castello, simmetrica rispetto alle due porte di accesso, sottolinea visivamente il ruolo preminente della presenza ecclesiastica, che affianca nella gestione del potere, come nella disposizione urbanistica, la dimora feudale. Quest’ultima si deve essere venuta a sovrapporre in un secondo momento all’aggregato preesistente, adattando a residenza probabilmente il corpo di guardia che doveva essere presente a difesa della porta, e altre costruzioni. Come la Chiesa anche il palazzo del signore rinunzia a porsi come un’eccezione nell’impianto castellano del quale rispetta l’altezza degli edifici e l’assenza di partiti architettonici nella facciata, conservando così la pregevole armonia dell’insieme; piuttosto il feudatario installandosi all’ingresso, tenta di accreditare l’idea che l’intero complesso formi un unico immobile, cioè formi un solo palazzo.
Il castello non si riduce però solo all’edificio di culto e alla residenza baronale, ma comprende anche diverse abitazioni; qui sembrano addensarsi numerose funzioni urbane come la Chiesa (che assolve anche al compito di luogo di sepoltura), la fortificazione, la porta, la piazza. Si può parlare quasi di una anticipazione della lecorbusiana “dimensione conforme”, cioè di una tipologia urbanistica ottimale, capace di assicurare la presenza delle attrezzature indispensabili per la comunità insediata. Una dimensione dell’organismo edilizio che è in rapporto con le attività e le funzioni in esso collocate e non ha relazione con la grandezza del resto dell’agglomerato urbano. Il castello quindi come oggetto definito, brano urbanistico conchiuso in contrapposizione all’abitato sottostante che invece muta la propria forma nelle varie epoche storiche per i successivi accrescimenti. Esso è in sintesi una parte urbana compiuta che non interagisce con il resto. Queste peculiarità del Castello di Vastogirardi, di borgo all'interno di un borgo più grande, una specie di paese doppio, ne fanno un caso abbastanza singolare nel panorama locale in cui si è abituati ad associare al castello l’immagine di un edificio, sia esso rocca, sia torrione, ecc.
La costruzione delle mura è il primo atto della fondazione di un centro urbano, e proprio l’etimologia della parola castello adoperata per indicare il borgo fortificato di Vastogirardi, che risale a castrum, rimandava al ruolo che ha avuto la murazione nella nascita del complesso abitativo. Dunque qui castello va inteso non nel significato di un unico manufatto, maniero o rocca che sia come è nell’uso corrente, ma nel senso di recinto che racchiude un nucleo edilizio. Ciò denuncia l’importanza che riveste la cinta muraria nella storia di questo agglomerato, rappresentando per esso un monumento (con un termine utilizzato da Aldo Rossi nel suo saggio “L’architettura della città”), cioè un elemento quasi primordiale che costituisce l’essenza stessa dell’insediamento, capace di condizionare le evoluzioni dell’intero impianto urbanistico, al cui interno poi la porta è un monumento anch’essa. La trasmissione fino ai giorni nostri del perimetro murario conferma il ruolo di monumento nell’accezione che si è detta, della fortificazione. In effetti un grosso contributo alla permanenza delle mura è stato l’obbligo di provvedere alla loro costruzione e riparazione che rappresentava un gravoso onere economico per 1a popolazione alla quale, del resto, toccava (non a milizie professionali) garantire la difesa. Si conserva ancora l’orizzontalità della cinta, necessaria per consentire in passato rapidi spostamenti dei difensori da un punto all’altro di essa, a seconda di dove gli eventuali assalitori stanno per preparare l’attacco. L’altezza costante è il frutto di un pregevole adattamento al sito, per cui la cortina è più alta dal lato verso il basso (il fronte a nord) e più bassa dal lato verso l’alto (il fronte a sud). Originariamente la murazione, alla quale in seguito si sono addossate le abitazioni, doveva essere servita da un coronamento in legno per i movimenti delle truppe con scale per accedervi, anch’esse in legno. L’andamento orizzontale è spezzato visivamente dalle torri che danno un senso di verticalità alle mura. Queste torri, o perlomeno qualcuna, che oggi sono allineate alla quota della cortina muraria, in precedenza, forse, erano più alte per poter consentire l’avvistamento a distanza. Di torri oggi ve ne sono tre, delle quali una rompitratta e due angolari, cioè il Torrione di Casa De Dominicis e quella a presidio della Porta la cui base poligonale, e non rotonda come le altre, fa ritenere che sia successiva, nella forma attuale, al XVI secolo (la datazione più probabile è quella che la fa risalire alla fine del Seicento, quando avvenne l’intervento di trasformazione dell’organismo castellano). Si può immaginare l’esistenza, sempre sullo stesso fronte, di un ulteriore torre rompitratta sia per la presenza di una cuspide nella murazione che impedisce la continuità visiva, sia per l’eccessiva lunghezza del tratto di cortina che rimarrebbe sguarnita. Mancano invece torri nel lato del castello che dà verso il paese perché qui l’esigenza di una fortificazione, che pure doveva esserci, come attesta l’esiguità nella parete della Chiesa (vi è solo una finestra che, però, è sicuramente coeva alla ristrutturazione barocca dell’edificio di culto), è meno forte. Per poter colpire lateralmente gli assalitori, le torri sono munite di aperture nei diversi ordini di piano; vi sono luci anche nella parte inferiore che risulta vuota e non piena come ci sarebbe stato da attendere per strutture tanto antiche. É possibile la presenza di bucature nella muratura, finanche di finestre, pure nel passato, ma certo non nel numero di quelle odierne, perché esse per lo spessore rilevante della muratura sono facilmente attrezzabili a feritoie. Le feritoie vere e proprie sono numerose all’interno del castello dove dovevano servire a difendere l’ingresso. Le mura per il loro delimitare l’interno dall’esterno dell’abitato, definendo un dentro e un fuori, sono di grande importanza ambientale.


Il castello come porta d’accesso al borgo. In questo modo si assicurava la difesa dai banditi e il controllo dei vagabondi che avessero cercato di penetrare nell’agglomerato urbano. Di porte per entrare nel castello ve ne sono due: la seconda, rivolta com’è verso il paese, risulta priva di apparati difensivi, dovendo servire semmai a proteggersi dalla popolazione del posto. Anche qui come nell’altra sono visibili i cardini in pietra del portone di chiusura; mentre questo ingresso, però è solo pedonale, la porta principale è carrabile. Le porte sono sui due opposti crinali del colle sul quale è situato il castello, nei punti più bassi, e ciò consente il deflusso delle acque piovane e lo smaltimento della neve che si accumula all’interno della piazza nei lunghi inverni di questa zona di montagna. Sulla porta che guarda verso il territorio rurale sono collocati gli stemmi nobiliari e un’iscrizione celebrativa della famiglia Petra, titolare del feudo, che nel XVII secolo operò la trasformazione del complesso edilizio: questi elementi decorativi esaltano il valore simbolico della porta che è il punto di transizione dal naturale all’urbano. Questo carattere sembra confermato dall’assenza nelle sue prossimità di qualsiasi accenno di espansione extra-moenia. La parte rivolta in direzione del Tratturo, la principale via di comunicazione del passato, costituisce un marcato segno territoriale visibile da chi si trovava a transitare lungo questo percorso di collegamento di livello interregionale. (Tratto da: Almanacco del Molise. Il Borgo fortificato di Vastogirardi. Francesco Manfredi Selvaggi. Edizioni Enne, Campobasso 1991.)



Enti e associazioni

Pro Loco di Vastogirardi
Via XVIII Settembre – 86089 Vastogirardi (IS)
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

PRESIDENTE: SERGIO DE LELLIS 333 1890096

VICEPRESIDENTE: EMIDIO PATETE 333 9397989.
TESORIERE: MARISA BISCIOTTI 333 2322000.
SEGRETARIA: KATIA MARCHIONE 338 7940950.

Polisportiva Vastogirardi
Via Trigno, 1 – 86089 Vastogirardi (IS)
Telefono: 0865.836131, Fax: 0865.836356,
Sito internet:  www.vastogirardicalcio.it

Sala Convegni - Cinema - Teatro “La Congrega”
Circolo Socio-Culturale “La Congrega”
Via Roma, 1 – 86089 Vastogirardi (IS)

Circolo Ricreativo-Culturale “La Rinascita”
Piazza dell’Arcangelo, Villa San Michele – 86089 Vastogirardi (IS)
Sito internet: http://spazioinwind.libero.it/villasanmichele/VILLA.htm

Associazione Culturale “Insieme per Cerreto”
Via della Stazione, 1, Cerreto – 86089 Vastogirardi (IS)
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Associazione Vastogirardi & Friends                                                                     Via Marconi ,6  -  86089 Vastogirardi (IS)

Sito internet:  http://www.vastogirardiefriends.it/

Casa Famiglia “Il Castello” – Centro di Riabilitazione Psicosociale
Via Pasquala Salvucci, 1 – 86089 Vastogirardi (IS)
Telefono: 0865.836313

Coro Polifonico di Vastogirardi
Via Roma, 1 – 86089 Vastogirardi (IS)

Confraternita Santa Maria delle Grazie
Via Margherita  – 86089 Vastogirardi (IS)

Parrocchia San Nicola di Bari
Piazza Giusto Girardi – 86089 Vastogirardi (IS)

Parrocchia San Michele Arcangelo
Piazza dell’Arcangelo, Villa San Michele – 86089 Vastogirardi (IS)
Telefono: 0865.838447

Parrocchia San Felice da Cantalice
Cerreto – 86089 Vastogirardi (IS)
Telefono: 0865.838447

Pro Loco di Vastogirardi
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SEGRETARIA: KATIA MARCHIONE 338 7940950.

Polisportiva Vastogirardi
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Parrocchia San Nicola di Bari
Piazza Giusto Girardi – 86089 Vastogirardi (IS)

Parrocchia San Michele Arcangelo
Piazza dell’Arcangelo, Villa San Michele – 86089 Vastogirardi (IS)
Telefono: 0865.838447

Parrocchia San Felice da Cantalice
Cerreto – 86089 Vastogirardi (IS)
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Monongah

Monongah Il 6 dicembre 1907 a Monongah, cittadina del West Virginia, si consumò il più grave disastro minerario che la storia degli Stati Uniti d’America ricordi. L’incidente rappresenta anche la più grave sciagura mineraria italiana: dei 358 minatori deceduti, 171 furono italiani e, tra essi, anche il vastese Domenico Mascia. Figlio di Salvatore Mascia e Gelsomina De Dominicis, Domenico nacque a Vastogirardi il 2 febbraio 1867. Il 22 ottobre 1885 sposò Maria Grazia Di Serio, dalla quale ebbe un figlio, Emilio Mascia. Il 27 febbraio 1903 Domenico partì da Napoli con la nave Phoenicia per gli Stati Uniti, sbarcando a New York il 16 marzo successivo, per raggiungere a Pittsburgh lo zio, Giovanni De Dominicis. Morì nella miniera n. 8 a soli quarant’anni; i funerali vennero celebrati l’11 dicembre 1907. Oggi riposa nel Cimitero italiano di Monongah.
Monongah Il 6 dicembre 2007, in occasione del centenario della tragedia mineraria, un’ampia delegazione di autorità politiche, in rappresentanza della Regione Molise e dei comuni coinvolti nella tragedia, tra cui l’Assessore comunale di Vastogirardi Maria Teresa Lombardi, si recò a Monongah per rendere omaggio alle ottantasette vittime molisane del disastro. In tale circostanza, l’Amministrazione Comunale di Vastogirardi dedicò alle vittime del crollo della miniera ed in particolare al concittadino Domenico Mascia una targa ricordo, oggi esposta nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale.

LA STORIA DEL DISASTRO MINERARIO
Monongah Alle dieci e ventotto del 6 dicembre 1907, due esplosioni in rapida successione sconvolgono le colline sovrastanti le gallerie 6 e 8 della miniera della FairmontCoal Company, di proprietà della Consolidated Coal Mine of Baltimore. Le terribili deflagrazioni fanno tremare la terra, come per un terremoto, in un raggio di diversi chilometri. L’eco viene avvertita fino a venti miglia di distanza. Per lo spostamento d’aria, frammenti di alcuni motori, pesanti più di mezzo quintale, vengono scagliati a centinaia di metri dalla miniera. Appena il suono delle esplosioni si disperde e si esaurisce l’effetto delle vibrazioni, sulla sponda del fiume West Fork, dove sono le capanne abitate dei minatori, si alza un coro di grida acute e strazianti, quelle delle mogli e dei figli dei minatori che qualche ora prima sono andati al lavoro. Centinaia di persone si raccolgono davanti alle entrate dei pozzi, da cui fuoriesce un fumo denso ed aspro. Le voci, i dialetti, le lingue si accavallano: si parla americano, turco, tedesco, ungherese, polacco, russo e soprattutto italiano. Più tardi, l’intervento dei custodi della miniera e della polizia, con fatica, riuscirà a spostare quella folla angosciata e urlante a una qualche distanza, in modo da consentire l’avvio dei soccorsi.
Monongah I minatori dell’altro turno di lavoro convergono intorno agli ingressi delle gallerie, ma devono arretrare di fronte agli incendi ancora attivi e al fumo denso e soffocante. Appena la notizia dell’incidente si diffonde nella zona, i lavoratori delle altre miniere si fermano e si offrono per prestare i primi soccorsi. Altri volontari, provenienti da Fairmont e dalle zone contermini, si uniscono a loro in numero crescente, integrando le prime squadre d’intervento, che incontrano tuttavia gravi difficoltà. Le gallerie devastate dalle esplosioni sono situate ai lati opposti del fiume. Esse sono collegate tra loro, a forma di ferro di cavallo, da una galleria sotterranea di avanzamento e, in superficie, da un ponte e da un impianto di scarico del carbone. I primi soccorritori rinvengono nei pressi delle entrate delle gallerie sei corpi di minatori, gravemente feriti. Si tratta di lavoratori che, al momento delle esplosioni, erano all’ingresso della miniera e che sono stati proiettati a molti metri di distanza. I quattro che si salvano, tutti italiani, riferiscono che dietro di loro vi era un gran numero di lavoratori che cercavano di imboccare l’uscita. A pochi metri dall’ingresso, vengono ritrovati i primi sei corpi, devastati dalla deflagrazione. Le gallerie, anche nelle parti terminali più aerate, sono invase dal fumo e da insopportabili gas di combustione. Le squadre d’intervento, dopo i primi tentativi, sono costrette a uscire, riportando alcuni soccorritori svenuti. Tre di loro muoiono in conseguenza dei gas respirati. Con le dotazioni tecnologiche del tempo, è impossibile resistere all’interno più di un quarto d’ora, il che rende estremamente problematica la possibilità di spingersi in profondità. Tra i primi e più audaci soccorritori si distingue l’addetto consolare italiano, il siciliano Giuseppe Caldara, residente a Fairmont, che alle prime notizie dell’evento si precipita a Monongah e con il suo esempio induce molti connazionali a farsi parte attiva negli interventi.
Alle difficoltà di recuperare un numero così grande di morti nelle precarie condizioni in cui si trovano le gallerie, si aggiunge quella di riconoscere i corpi che le squadre di soccorso estraggono di continuo dalla miniera. La maggior parte sono carbonizzati e quasi tutti orribilmente sfigurati. Il 9 dicembre, un giornale locale (“The Pittsburgh Dispatch”) scrive: “Oltre ai corpi dilaniati degli uomini e dei ragazzi, catturati dalle fiamme avvolgenti della terribile esplosione, sono stati portati alla luce dieci muli e una mezza dozzina di cavalli. Altri centinaia usati nella miniera sono stati ridotti in frammenti… I corpi che non sono stati ridotti in pezzi sono carbonizzati e bruciati in modo irriconoscibile”.
Arrivano sei vagoni carichi di bare, a stento sufficienti per le necessità. La camera ardente viene allestita nelle sale della First National Bank e, quando queste non bastano più, sui marciapiedi del corso principale della cittadina. Intorno ad esse si muovono gruppi piangenti di parenti che portano l’ultimo saluto ai loro cari o che si muovono nel tentativo di identificarne il corpo. Non mancano dispute tra gruppi diversi, che ritengono di riconoscere il rispettivo congiunto nella stessa Monongah persona. Le bare vengono indirizzate verso il cimitero protestante o verso quello cattolico, a seconda della confessione del defunto. Già dopo i primi giorni, la capienza del piccolo cimitero cattolico si esaurisce, per la prevalenza di italiani, ungheresi, polacchi tra i defunti. La compagnia proprietaria della miniera mette a disposizione un acro di terra della zona mineraria, dove sorge un nuovo cimitero, destinato a diventare il luogo della memoria degli scomparsi. I corpi irriconoscibili vengono sepolti in una fossa comune, che ne accoglie 135, la cui identità si dissolve con il tempo. Nonostante l’assidua pressione dei familiari intorno alle operazioni di recupero e l’attenzione dell’opinione pubblica americana, in particolare dei movimenti più vicini al mondo del lavoro, il numero preciso delle vittime diventa fin dai primi giorni un elemento d’incertezza e di disputa, che non troverà una soluzione definitiva nemmeno a distanza di decenni. Il recupero delle salme, comunque, ritardato dalla precaria situazione della miniera, continua giorno per giorno ad allungare il rosario delle vittime.
La commissione nominata dal Coroner titolare dell’inchiesta giudiziaria con il compito di identificare i morti parla di circa “350 scomparsi”. Il Monongah Mines Relief Committee, costituito per distribuire gli aiuti ai familiari degli scomparsi nel disastro, dopo complessi contatti con le autorità dei paesi di provenienza delle vittime ed elaborate ricerche, proporrà nel novembre del 2008 la cifra di 358, che resterà quella “ufficiale”. Ad essa aggiungeva l’indicazione di 250 vedove e di circa 1000 orfani, rimasti senza sostegno. La maggior parte degli scomparsi – 171 –  risulterà essere di italiani, provenienti in grande maggioranza da regioni meridionali come il Molise (87), la Calabria (44), l’Abruzzo (14), la Campania (14), la Basilicata (6), la Puglia (1), ma anche da altri comuni del Piemonte (1), del Veneto (1), del Lazio (1). Tra le località di provenienza dei minatori, due comunità sono drammaticamente colpite: Duronia, in Molise, che nel disastro perde 36 dei suoi concittadini, e San Giovanni in Fiore, in Calabria, che ne vede scomparire 30. Gli altri comuni molisani coinvolti sono: Frosolone (con 20 morti), Fossalto (8), Torella del Sannio (12), Bagnoli del Trigno (3), Vastogirardi (1), Pietracatella (7).
Dopo una lunga pausa di silenzio, a metà degli anni Cinquanta, sarà il reverendo Everett Francis Briggs, in servizio fino alla sua morte, avvenuta nel 2006, nell’area del West Virginia dove era avvenuto l’incidente minerario, a riaprire il caso adoperandosi per assistere, sia pure a distanza di mezzo secolo, i parenti degli scomparsi e costituendo una commissione avente il compito di erigere una statua commemorativa. Egli dirà che la presenza di lavoranti non registrati rende poco attendibili le stime ufficiali e che, in ogni caso, si deve realisticamente pensare a una cifra di scomparsi superiore alle 500 unità. Qualche anno fa il periodico italo-americano “Gente d’Italia” è tornato sulla questione e ha condotto una vera e propria campagna volta a contrastare la secolare rimozione della vicenda e a sensibilizzare le autorità nazionali e locali, in Italia e negli Stati Uniti, sulla più grave tragedia mineraria accaduta negli USA e Monongah sul sacrificio che gli emigrati italiani hanno subito. La cifra rilanciata dal giornale in lingua italiana, tra le 500 e le 1000 unità, porterebbe praticamente a raddoppiare il numero delle vittime, in base alla considerazione che la presenza di fatto nella miniera di familiari e collaboratori non sia mai stata precisamente valutata.
La questione delle responsabilità dell’incidente, evocata fin dalle prime ore dai parenti delle vittime e dagli altri minatori che vivono nella zona, viene ripresa ed enfatizzata dagli organi di stampa americani e da quelli italiani pubblicati negli USA. La voce più diffusa è che, essendosi succeduti alcuni giorni di festa per la ricorrenza di Santa Barbara, patrona dei minatori, e per quella di San Nicola, lo stesso giorno dell’incidente, i ventilatori siano stati fermati dalla ditta per risparmiare energia. I gas, in questo modo, si sarebbero accumulati nelle gallerie, con la conseguenza di favorire le esplosioni non appena ripresi i lavori di scavo.Monongah La Compagnia rigetta le accuse e ritiene che la vera causa delle esplosioni deve essere fatta risalire a disattenzione di qualcuno degli stessi minatori, che non avrebbe osservato le regole di sicurezza previste per lo scavo del minerale. Restano in campo, dunque, solo congetture, come quella che fa risalire l’incidente all’imprudenza di qualcuno dei “raccoglitori d’ardesia”, i giovani aiutanti dei minatori, o quella che collega l’innesco dell’esplosione al trancio di un cavo elettrico da parte di un carrello fuori controllo. Sul piano tecnico, anche se le formali conclusioni delle inchieste parlano di uno scoppio o di casuale incendio della polvere di carbone, l’ipotesi più compatibile con le gravi devastazioni verificatesi sembra quella di un’esplosione di grisou, che avrebbe provocato l’incendio degli strati di polvere sottile di carbone. (Tratto da: Monongah, cent’anni di oblio. A cura di Joseph D’Andrea. Cosmo Iannone Editore, Isernia, 2007.)



Eventi

17 Gennaio - I fuochi di S. Antonio

Appuntamento tra i più suggestivi nel panorama degli eventi culturali di Vastogirardi. Nelle principali piazze e nei vicoli del centro storico vengono accesi dei falò in onore di Sant’Antonio Abate. L’evento attira ogni anno migliaia di visitatori che, presso ogni “fuoco”, possono degustare pietanze e prodotti tipici della cucina vastese.

 

 

21 Maggio - Festa in onore di San Felice da Cantalice, Frazione Cerreto

Santa Messa nella Chiesa di San Felice (ore 11.00), Santo Patrono della comunità di Cerreto, processione e spettacolo di fuochi pirotecnici; in serata, spettacolo musicale.

 

 

 13 Giugno - Festa in onore di Sant’Antonio da Padova

Vastogirardi - Santa Messa nella Chiesa di Maria SS. delle Grazie (ore 11.00), che custodisce la statua del Santo di Padova, e a seguire processione con accompagnamento di un complesso bandistico.

Villa San Michele -  I festeggiamenti si aprono con la Santa Messa nella Chiesa di San Michele Arcangelo (ore 11.00), proseguono con la processione per le vie del borgo e si concludono in serata con uno spettacolo musicale

 

 

 

 1 e 2 Luglio - Festa in onore di Maria SS. delle Grazie e Sacra Rappresentazione del “Volo dell’Angelo”

Il Sacro Rito del “Volo dell’Angelo”, una tra le più suggestive cerimonie cultuali oggi presenti nella religiosità popolare italiana, fu rappresentato per la prima volta nel 1911, in occasione del completamento della costruzione della Chiesa di Maria SS. delle Grazie. L’Angelo viene rappresentato, nei giorni 1 e 2 luglio, sempre da una bambina, di età compresa tra quattro e sei anni. La fanciulla viene vestita con un costume di scena, quindi è assicurata ad un solido cavo d’acciaio che le consente di percorrere un tragitto lungo circa 40 metri, dal balcone di una casa fino alla statua della Madonna, che in tale occasione, viene esposta davanti alla facciata della Chiesa.

1 Luglio: Messa Solenne nella Chiesa di Maria SS. delle Grazie (ore 21.00), a seguire Sacra Rappresentazione del “Volo dell’Angelo”, processione per le vie del borgo, spettacolo di fuochi pirotecnici e serata musicale in Piazza Vittorio Emanuele II.

2 Luglio: Messa Solenne nella Chiesa di Maria SS. delle Grazie (ore 11.00), a seguire Sacra Rappresentazione del “Volo dell’Angelo”, processione per le vie del borgo, spettacolo di fuochi pirotecnici e in serata Concerto bandistico in Piazza Umberto I.

 

3 Luglio - Festa del Santo Patrono San Nicola di Bari

Messa Solenne nella Chiesa di San Nicola di Bari (ore 11.00), a seguire processione per le vie del borgo e spettacolo di fuochi pirotecnici; in serata, Concerto musicale in Piazza Vittorio Emanuele II e spettacolo di fuochi pirotecnici.

 

 

16 Luglio - Festa in onore di Nostra Signora del Carmelo

Santa Messa nella Chiesa di San Nicola di Bari (ore 11.00), che custodisce la statua della Madonna del Carmelo, e a seguire processione per le vie del borgo.

 

 

8 Agosto - Festa in Onore di San Pio da Pietrelcina

Ogni anno, le comunità di Cerreto, Villa San Michele e Vastogirardi celebrano, in località Valleuberta, la Santa Messa in onore di San Pio da Pietrelcina, in memoria anche della posa della statua voluta in quel posto proprio da tutte e tre le comunita'(ore 17.00).

 

 

 

 

12 Agosto - Festa per l'anniversario della riapertura della chiesa del Santo Patrono San Nicola di Bari

Messa Solenne nella Chiesa di San Nicola di Bari (ore 18.00), a seguire processione per le vie del borgo; in serata, tradizionale Concerto Bandistico di Braciliano in Piazza Umberto I.

 

 

 

 Agosto - De Gusto Vastogirardi

e' un evento dell’Associazione Culturale Enogastronomica "DE GUSTO”, costituita il 31 maggio 2014, ha come scopo la promozione sociale e lo sviluppo della socialità attraverso la diffusione e la valorizzazione della cultura, delle tradizioni, dell’enogastronomia e della storia locale. A tal fine organizza questa manifestazione itinerante per le piazzette e le vie piu' suggestive del paese con degustazione di piatti e prodotti  tipici della tradizione locale per salvaguardarne le antiche tradizioni e i sapori. L'evento prevede anche la degustazione di vini considerati eccellenze del Molise.

Agosto(giornata variabile) - Sagra dei prodotti tipici locali Frazione Villa San Michele

Tradizionale evento eno-gastronomico, basato sulla degustazione di  prodotti locale quali salumi e latticini oltre che ai famosi prodotti del tartufo, organizzato in Piazza dell’Arcangelo a Villa San Michelecon serata musicale.

 

 

 Agosto (giorno variabile) - Manifestazione gastronomica “Caciocavallo e dintorni”, Frazione Cerreto

Appuntamento gastronomico basato sulla degustazione dei latticini vastesi. A partire dalle ore 20.00, si possono degustare le specialità offerte dalle aziende casearie del paese.

 

 

Agosto (ultimo sabato del mese) - Sagra dei “Cazzariéglie e Fasciuóle”

Sagra gastronomica dedicata al piatto principe della cucina tipica di Vastogirardi, i “Cazzariéglie e Fasciuóle”. Nel 2009 la ricetta è stata codificata come “piatto tipico molisano” dall’Accademia Italiana della Cucina. La sagra si svolge all’interno del Castello medievale e registra ogni anno migliaia di visitatori.

Vastogirardi la amatissima Sagra d r “Cazzariegl e fasciuol” che si tiene ogni anno l’ultimo sabato di Agosto nel Borgo Medievale all’imbrunire.Realizzata attualmente dalla Proloco ma con l'aiuto e l'impegno di tutti i cittadini e gli amici che ritornano in paese , questa è una Sagra pensata e concepita ben piu' di 30 anni orsono da un gruppo di signore del posto con l’intento specifico di cercare di valorizzare un piatto tipico della antica tradizione contadina ma anche e ancora dell’attuale abitudine alimentare , anche se preparato per la maggior parte dalle nonne che riescono a usarlo anche come motivo, molto spesso, di raccolta conviviale di tutta la famiglia . “I Cazzariegl” sono un piatto semplice ed essenziale negli ingredienti perché viene da epoca lontana, racconta di povertà ma allo stesso tempo del bisogno di un alimentazione confacente alle esigenze caloriche delle fatiche nei campi. La preparazione è laboriosa e faticosa e rivela la paziente capacità delle donne del tempo, l’impasto è semplicemente realizzato con acqua e farina e lavorato in modo da ottenere un panetto compatto ma morbido che si lascia riposare per un determinato tempo, dopodiché viene tagliato a listarelle e assottigliato a modo di spaghetto un po’ più doppio ma lunghissimo. Appena pronta la pasta viene lessata e poi condita con un sugo ovviamente semplice ma nutriente realizzato con pomodoro, cipolla, fagioli tipo borlotti e cotiche. Durante la serata si possono gustare anche prodotti tipici locali quali salsiccia , latticini,dolci e vino di qualità. Questo piatto è anche contemplato e riconosciuto nell’Albo dell’Accademia della cucina italiana, vanto e orgoglio delle donne del paese che concepiscono la sua preparazione, nei 3 giorni precedenti la Sagra, come un evento di sacra riunione e convivialità a cui si aggiunge l’allegra curiosa partecipazione di turiste bramose di imparare,ragazze che sentono la responsabilità di conservare la tradizione,intere famiglie ,ragazzi e uomini che sentono il dovere di mettere a disposizioni le proprie forze,e mamme e nonne che amorevolmente cercano di lasciare l’eredita’preziosa alle proprie figlie e alle proprie nipoti dei segreti della lavorazione di questa antica pasta. E, quando la sera della Sagra, le signore partecipano alla degustazione dei “Cazzariegl” si può leggere sui loro volti la soddisfazione e la gioia di aver contribuito con il loro paziente antico lavoro a mantenere viva una tradizione che si perde nei ricordi del loro passato.

18 Settembre - Festa di San Michele Arcangelo, Villa San Michele

Messa Solenne nella Chiesa di San Michele Arcangelo (ore 11.00), a seguire processione per le vie del borgo; in serata, spettacolo musicale in Piazza dell’Arcangelo.