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Angeli

1976 - Nicoletta Amicone
1977 - Claudia Grilli
1978 - Tiziana D’Alfonso
1979 - Maria Grilli
1980 - Alessandra Leone
1981 - Mara Masciotra
1982 - Maria Grazia Antinone
1983 - Daniela Amicone
1984 - Michela Di Ciocco
1985 - Federica Felice
1986 - Erica Masciotra
1987 - Rossana Della Valle
1988 - Aida Appugliese
1989 - Maria Teresa Cenci
1990 - Maria Teresa Cenci
1991 - Tania Appugliese
1992 - Ludovica Cea
1993 - Federica Di Bonito
1994 - Marianna Bucci
1995 - Floriana Amicone
1996 - Assunta Colucci
1997 - Giorgia Amicone
1998 - Ilaria Marchione
1999 - Jessica Lucarino
2000 - Elvira Magnacca
2001 - Elvira Magnacca
2002 - Laura Di Benedetto
2003 - Laura Di Benedetto
2004 - Martina De Dominicis
2005 - Martina De Dominicis
2006 - Alessia Bisciotti
2007 - Fabiana Antenucci
2008 - Maria Pia Antenucci
2009 - Carola Di Benedetto
2010 - Doris Cenci
2011 - Aurora e Angelica Mastrostefano
2012 - Marica Di Martino
2013 - - Marica Di Martino
2014 - Noemi Antenucci
2015 - Noemi Antenucci

Cerreto

cerreto

Sulla riva sinistra di Rio Penne, a partire da Rio dei Ginepri, in direzione nord, si estendeva il feudo dei Duca Petra di Vastogirardi. Verso il 1760 la famiglia Petra, proprietaria del latifondo, informò i coloni che era propensa a cominciare il dissodamento delle terre incolte. Allora, infatti, tutta la zona a sud di Monte Pizzi, detta precisamente Pizzigrandi, era costituita da un vasto bosco di cerri.

Il territorio si estendeva verso Rio dei Ginepri e il bosco si diradava con ampi spiazzi incolti. Su queste terre si spostò qualche nucleo familiare di Pagliarone, ma, nel frattempo si erano costituite parentele con abitanti del vicino centro di Roccasicura, ove spesso i nuovi abitanti di Pagliarone si univano in matrimonio. Per questo motivo, in quell’epoca giunsero sulle terre dei Petra alcuni coloni di Roccasicura.

Essi costruirono le loro capanne fatte, come dice un documento dell’epoca, con pietrame a secco e con paglia. Poiché uno di essi (la tradizione non precisa di quale casato egli fosse) aveva fama di giramondo, fu soprannominato “Trebande”; questo appellativo rimase a segnare il nome della contrada: Trebande figura ancora oggi nelle carte topografiche. Sta di fatto, però, e l’abbiamo potuto apprendere da prove incontestabili, che nel 1775 un certo Anastasio Milano con un fratello minore lasciò il natio villaggio di Forlì, entrò nel latifondo dei Petra e dopo avere attraversato la contrada di Trebande, ove già da qualche anno vi dimoravano pochi coloni, s’inoltrò sempre più nel bosco di cerri. A distanza di quasi due chilometri e mezzo da Trebande si fermò ai piedi di un colle, in prossimità di un avvallamento, dove trovò il bosco meno fitto e terre più facili da coltivare. Lì stabilì la sua dimora e dirimpetto a lui, all’altra parte del vallone, quella del fratello minore. Ma furono i suoi discendenti, e cioè il figlio Clemente e il nipote Baldassarre, ad ampliare il fondo, disboscando ancora e trasformando le loro capanne in case di pietra. In tal maniera riuscirono a ricoverare se stessi e il bestiame. Si aggiunsero a loro altri coloni, pure originari di Forlì; altri ancora, già coloni dei Petra, discesero da Vastogirardi. Un intero gruppo familiare di questi ultimi si stanziò a 300 metri più a sud del colle.

Formarono essi una borgata del tutto familiare, che porta tuttora il nome di “Vastaruolo”. Verso il 1810 i nuovi coloni avevano preso stabile dimora, frazionati però in piccoli gruppi distanziati tra loro. Man mano che disboscavano le terre, in segno di padronanza, le cingevano con mura a secco. Oggi, rimirando la zona, si rimane sorpresi nel constatare come queste lunghe mura, fatte di grosso pietrame, si susseguano e si intreccino, segnando i singoli fondi e gli accessi alle mulattiere. Queste mura sono costruite con esperienza, con simmetrica pazienza ed è facile supporre quanto lavoro esse siano costate agli appassionati, primi coltivatori. Ma le terre restavano pur sempre alberate, perché, come dote, rimanevano a distanza l’uno dall’altro i cerri e perciò la località continuò a chiamarsi “Cerreto”. Alcuni decenni dopo la zona passò in proprietà ai Genoino, in quanto il Marchese Andrea Genoino, da Cava dei Tirreni, sposò la Marchesa Vincenza Petra dei Duca di Vastogirardi. Più tardi, e cioè il 20 maggio 1860, la figlia di costoro, la Contessa Adelaide Genoino, sposò il cugino Nicola Petra, patrizio napoletano, Duca di Vastogirardi. I predetti non ebbero figli; così Nicola Petra lasciò unica proprietaria la consorte Adelaide e perciò l’intero patrimonio del Ducato di Vastogirardi e cioè parte del Castello, Cerreto, la Cocozza e gli altri appezzamenti, passarono ai fratelli Conti Francesco e Diego Genoino, residenti in Cava dei Tirreni. La parte del Conte Francesco passò alle sue figlie Maria, Clarice e Adelaide, la quale ultima ereditò il feudo di Cerreto.

La terra, in gran parte disboscata, fu avviata all’agricoltura e alla pastorizia, anche ad opera degli ultimi coloni affittuari, provenienti da San Pietro Avellana e da altri paesi vicini. La vita contadina si svolgeva così poveramente, senza nemmeno il fremito della scontentezza, non sapendo quali miglioramenti apportarvi. Fu proprio verso il 1895 che intervennero due fatti nuovi a destare le povere abitudini di questa gente ed a rompere il cerchio della solitudine: il passaggio della ferrovia e la possibilità di varcare il mare, in cerca di pane migliore. (Tratto da: La mia gente – Il Comune di Vastogirardi. Mario Milano. Verona 1974.)

Vastogirardi

Vastogirardi Vastogirardi è situato a 1.200 metri di quota ed è posto in prossimità delle sorgenti del fiume Trigno. Il territorio è inserito in un comprensorio ricco di testimonianze di epoca sannitica. Queste possono distinguersi in cinte fortificate e in aree sacre, gli unici segni che rimangono di questa antica civiltà, della quale tardano ad affermarsi entità urbane vere e proprie. In località Sant’Angelo vi sono i resti di un tempio italico al quale si è sovrapposta in età longobarda la Chiesa di Sant’Angelo e di un edificio porticato, ambedue del II secolo a.C. Del periodo romano rimangono poche tracce. Nella frazione Cerreto, nella parte bassa dell’agro di Vastogirardi attraversata dal tratturo Celano-Foggia, vi è una lapide databile all’epoca augustea, collocata sulla facciata principale della cappella di San Felice.

In età longobarda Vastogirardi faceva parte della Terra Burrelliensis, la contea dei Borrello, un vasto ambito territoriale che si estendeva tra Abruzzo e Molise, al confine fra i ducati di Benevento e Spoleto. In questo periodo si sviluppa anche la presenza benedettina nella zona; dipendente dal monastero di San Vincenzo al Volturno, sorge a Vastogirardi un cenobio coevo a quelli di Agnone, Civitanova, Pescolanciano e San Pietro Avellana. Quest’ultimo, posto ai margini del territorio comunale di Vastogirardi, acquisterà una notevole importanza nell’area altomolisana. Nello stesso arco temporale nascono numerosi insediamenti come colonie di San Vincenzo al Volturno, che presentano la tipologia di villaggi fortificati, privi della rocca, a cui può essere assimilato il Castello di Vastogirardi che, a differenza degli altri, è un insediamento soggetto alla dominazione feudale. La costruzione dei castelli in questa parte della regione può essere collegata all’esigenza di difesa dalle incursioni dei Saraceni che intorno all’VIII-IX secolo arrivarono a saccheggiare San Vincenzo al Volturno.
Alla fase storica normanna (X-XI secolo) si fa risalire l’origine del nome del paese per il passaggio di un condottiero, tal Giusto Girardi, che partecipò, secondo la leggenda popolare, alla prima crociata. (Tratto da: Almanacco del Molise. Il Borgo fortificato di Vastogirardi. Francesco Manfredi Selvaggi. Edizioni Enne, Campobasso 1991.)


Prima dell’attuale denominazione, il paese assunse nel corso dei secoli diversi nomi: Castrum Girardi e Castel Girardo nel XIII secolo, Rocca Girardo nel XIV secolo, Guasti Belardi nel XV secolo, Guardia Giraldo e Guardia Girardo nel XVI secolo e, non prima della metà del XVIII secolo, Vastogirardi. Ciò attesta che Vasto e Guasto sono voci aventi lo stesso significato ed equivalenti a Rocca e Guardia, cioè difesa e custodia. Girardi, Belardi e Giraldo sono un medesimo nome variamente deformato nel tempo e pertinente con ogni verosimiglianza al fondatore del feudo, Giusto Girardi.

Vastogiradi    Vastogiradi    Vastogiradi  

All’avvento della monarchia angioina era in possesso di Vastogirardi Raimondo di Maleto; tuttavia, avendo Carlo I d’Angiò nel 1279 indetta la rassegna dei diplomi giustificativi del possesso dei feudi, Raimondo di Maleto ne risultò sfornito e probabilmente venne dichiarato decaduto dal godimento del feudo. Il feudo passò quindi a Restaimo Cantelmo, il cui figlio Giacomo lo alienò con diritto di recessione a Corrado Acquaviva nel 1310; egli ed i suoi successori detennero Vastogirardi appena un ventennio. Nel 1384 il feudo, tornato al Demanio della Corona, fu concesso dalla Regina Margherita di Durazzo ad Andrea Carafa, signore di Forlì del Sannio, la cui famiglia lo detenne sino al 1404, quando passò ai Castelmauro e da questi ai Mormile (sino al 1430). In quell’epoca Vastogirardi divenne feudo dei Caldora sino al 1442. Durante la reggenza aragonese, il feudo appartenne ai d’Aquino per poi passare nella prima metà del XVI secolo ai d’Avalos, casa marchesale di Pescara.

I d’Avalos nel 1559 venderono il feudo a Fabio d’Afflitto, conte di Trivento, il quale dopo circa un ventennio di reggenza, lo cedette a Giovan Leonardo Petra, alla cui discendenza si deve la ristrutturazione del Castello e del palazzo baronale, come attestato da una lapide che sovrasta il portale d’accesso principale. Nel 1689 Carlo Petra fu decorato Duca di Vastogirardi da Re Carlo II; suo figlio Vincenzo fu nominato Cardinale nel 1724. Nel 1799 Vastogirardi fu compreso nel Dipartimento del Sangro e nel Cantone di Agnone; nel 1807 venne assegnato al Distretto di Isernia e fatto capoluogo di Governo dei Comuni di Capracotta, Caccavone, Pescolanciano, Castelluccio in Verrino, Castiglione, Carovilli, Castel del Giudice e Pescopennataro. Nel 1811 Vastogirardi fu compreso nel Circondario di Capracotta, mentre nel 1816 passò al Circondario di Carovilli. (Tratto da: Il Molise, dalle origini ai nostri giorni – Volume III, Il Circondario di Isernia. Giambattista Masciotta. Tipolitografia Lampo Editrice, Campobasso 1984.)
L’attività economica prevalente della popolazione di Vastogirardi è sempre stata la pastorizia. Essa viene organizzandosi in forme comunitarie anche in funzione della transumanza verso i pascoli pugliesi. I proprietari degli armenti si riuniscono in Confraternite religiose al vertice delle quali si avvicendano, annualmente, i rappresentanti delle varie famiglie. La maggiore delle Confraternite è quella del Santissimo Sacramento, a cui è intitolato fin dal XVIII secolo l’altare maggiore della Chiesa parrocchiale. Alla stessa Chiesa di San Nicola facevano capo altre Confraternite, ognuna delle quali ha una propria cappella: del Santissimo Sacramento, del Carmine, del Rosario e di Sant’Antonio di Padova. Le proprietà delle Confraternite, otre a vari terreni ed abitazioni, sono costituite, alla metà del XVII secolo, da 731 ovini e 169 bovini, dei quali 369 ovini e 153 bovini appartengono alla Confraternita del Santissimo Sacramento. È questa sicuramente molto importante e non solo a livello locale, tanto che si racconta che per l’apertura della celebre fiera si attendeva l’arrivo a Foggia dei pastori della Confraternita del Santissimo Sacramento di Vastogirardi, i quali erano riconoscibili dai simboli posti sull’abito, insieme a quelli di Pescocostanzo. Anche il feudatario possedeva un grande numero di beni gestiti da un amministratore che, sulla base di un documento d’archivio, alloggiava in un pezzo del fabbricato del Castello, il quale nel 1608 fu ceduto alla parrocchia e ristrutturato nel 1686. (Tratto da: Almanacco del Molise. Il Borgo fortificato di Vastogirardi. Francesco Manfredi Selvaggi. Edizioni Enne, Campobasso 1991.)   

Vastogiradi Dagli inizi del secolo scorso Vastogirardi è passato da 2.800 agli attuali circa 800 abitanti. Antico paese formato da casali sparsi abitati da pastori, abituati a muoversi lungo i tratturi e a stare per mesi lontani da casa, dopo la crisi della transumanza e a seguito del fiscalismo sabaudo, costante è stato il fenomeno migratorio, prima verso l'America Latina, poi verso gli USA, specie dopo il 1918.

La maggiore comunità di oriundi si trova tuttavia nella regione canadese dell’Ontario (600); segue Denver (USA) con 400 oriundi. Nel secondo dopoguerra l’emigrazione si è diretta prevalentemente in Europa, specie in Germania e Svizzera, ove vivono 100 oriundi. Molti vastesi vivono in città italiane ma conservano le proprie abitazioni a Vastogirardi, ove fanno ritorno specie nel periodo estivo.
Il Comune di Vastogirardi comprende nella propria giurisdizione territoriale due frazioni: Cerreto e Villa San Michele





Villa San Michele

A differenza di Vastogirardi, le due frazioni di Villa San Michele e Cerreto hanno un passato che risale al 1700. Villa San Michele fino a pochi anni fa era chiamata Pagliarone. Gli abitanti provenivano da Forlì del Sannio e con quel paese rimasero per molti decenni in vincoli di amicizia e tradizione. Infatti gli uomini venivano a lavorare nelle nuove terre e tornavano ogni sera a Forlì; poi costruirono per comodità le proprie case su quei terreni. Col passare del tempo i primi casati, tra i quali la tradizione VillaSanMicheleannovera quelli di Lombardi Lorenzo, divennero più numerosi e la loro migrazione si rese stabile. I nuclei familiari si stanziarono sulla fascia di terreno che dalla confluenza di Rio Penne col Vandra si spingeva sempre più su. Le terre occupate erano quelle sui confini tra Vastogirardi, Rionero Sannitico e San Pietro Avellana. I terreni da loro coltivati furono dapprima soggetti ai signori di Forlì del Sannio poi, per tacite concessioni, all’ Abbazia di Monte Cassino, e quindi al Demanio di Montedimezzo. Nell’anno 1824 Pagliarone fu visitato da Francesco di Borbone, nel corso di un suo soggiorno, come si apprende dalle cronache del tempo. Nel settembre del 1824, Francesco di Borbone, non lontano Re di Napoli e delle due Sicilie visitò la provincia del Molise. Il giorno 10, dopo aver sostato a Isernia, attraverso il Macerone raggiunse Castel di Sangro e quindi la villa Reale di Montedimezzo. L’indomani uscì a cavallo e, accompagnato dal suo seguito, visitò tutta la zona. Dal diario dettato dal Principe ereditario in quella occasione, apprendiamo che egli cavalcò fino al guado Setteporte, percorrendo i confini del feudo in territorio di Forlì del Sannio e quindi, attraverso boschi e praterie, raggiunse la zona di Pignataro. Il Principe si disse stupefatto nel contemplare la parte orientale del panorama che si offriva alla sua vista, avendo di fronte l’ampio bosco di Carovilli e a nord-est la Montagna di Monte Pizzi in tenimento di Vastogirardi, che gli apparve caratteristico per la sua forma di puntute vette. Il Principe visitò quindi Vastogirardi la mattina del 16 Settembre e dal suo diario apprendiamo che il paese contava circa 1.500 anime. Fu ricevuto dalle autorità alla periferia dell’abitato e prese la benedizione nella chiesetta della confraternita di Santa Maria delle Grazie, ove l’attendeva l’Arciprete Giuseppe Scocchera. Quindi compì una visita nella zona fino all’abitato di Pagliarone, che allora contava circa 150 persone. Il Principe ebbe a constatare lo stato di estrema misera in cui versava la gente del luogo. Gli abitanti del villaggio, dopo anni di permanenza in quelle terre, rimasero delusi nella loro aspettativa di diventare proprietari. Cosicché, nel 1838, fecero ricorso in massa al Comune di Forlì, che ne assunse la difesa e con apposito atto deliberativo invitò gli organi provinciali a promuovere maggiore assistenza verso gli abitanti di Pagliarone. Ma il succedersi degli eventi non concesse tempo per la disamina di questi problemi. Il Comune di Vastogirardi, diventato Comune d’Italia, si trovò di fronte a problemi vecchi e nuovi da risolvere, con irrisorie entrate, privo di mezzi straordinari e scarsa assistenza degli organi centrali. La sua azione in difesa del villaggio di Pagliarone fu limitata e aspettò che le proteste per rivendicazioni, pur considerate legittime, si rinnovassero e fossero risolte per altre vie. « Devi sapere - mi diceva il nonno Antonio, ricco di anni e di conoscenze locali - che verso il 1870 si susseguirono vari inverni con abbondantissime nevicate. Gli abitanti di Pagliarone erano stanchi di dover raggiungere Vastogirardi, sito a 1.200 metri sul livello del mare. La distanza, l’asperità del suolo e cioè sentieri tra boschi esposti al rigore delle intemperie, rendevano desolante il cammino e al tempo stesso pericoloso. Essi, a causa di tutto ciò, preferivano raggiungere con minore fatica Forlì del Sannio posto a 800 metri ». E così gli abitanti di Pagliarone, dopo circa 30 anni di attesa dall’unificazione d’Italia, indirizzarono una protesta alla Prefettura di Campobasso, chiedendo il distacco da Vastogirardi e l’aggregazione al Comune di Forlì del Sannio. La petizione fu oggetto di discussione da parte del Consiglio Provinciale di Campobasso che, nella terza tornata del 14 settembre del 1887, iniziò la discussione del documento. In esso gli abitanti di Pagliarone dichiararono di VillaSanMicheleessere originari di Forlì del Sannio, dove avevano avuto culla i loro avi, e che il predetto Comune si era dichiarato favorevole a riaccoglierli. I ricorrenti lamentavano anche di essere lasciati in disparte nella ripartizione dei benefici, mentre erano considerati uguali agli abitanti di Vastogirardi per le tasse. Essi descrivevano con amarezza la loro situazione e dichiaravano di essere totalmente abbandonati per quanto riguardava l’istruzione elementare e l’assistenza agli infermi. In particolare dichiaravano che il seppellimento dei morti costituiva un servizio faticosissimo, dovendo trasportarli al Cimitero di Vastogirardi, cioè a una distanza di sei chilometri. Il Presidente del Consiglio Provinciale era il Commendator Falconi e l’argomento, già a sua conoscenza, fu approfondito al massimo. Il Consiglio Provinciale, allo scopo di avere chiarezza di particolari, ritenne opportuno sentire in proposito il Commissario del Governo, il quale aveva compiuto una precisa ispezione nella località. Questi riferì al Consiglio la sua testimonianza. Dichiarò, a conclusione della sua esposizione, che il soddisfare la richiesta era opera di pura giustizia. A suo dire, infatti, la condizione di Pagliarone era deplorevolissima. Il Consiglio Provinciale votò all’unanimità per il distacco del villaggio di Pagliarone dal Comune di Vastogirardi; ma il Governo respinse la richiesta perché tali ritocchi amministrativi avrebbero comportato l’insorgere di altri problemi. Demandava però agli organi competenti di promuovere con sollecitudine le azioni di vitale miglioramento. Di fronte a questa solenne promessa le speranze della borgata rimasero deste e sta di fatto che i primi provvedimenti non tardarono molto. Per prima cosa fu istituito per la borgata il Cimitero; anche l’autorità ecclesiastica fu sensibile e infatti, essendovi stata adattata da poco la Chiesa dedicata a San Michele, inviò dai centri vicini, dapprima in tutti i giorni festivi e poi a periodi, un sacerdote, finché, sul finire del secolo, il villaggio ebbe il suo curato.

LA FRANA A PAGLIARONE

 

VillaSanMicheleQuel mese di dicembre del 1933 era veramente piovoso. Le continue piogge avevano reso il terreno morbido, franoso. Rio Penne, straripando, aveva invaso il tratturo e gonfiandosi sempre di più raccoglieva i rigagnoli sparsi nella zona. Scendeva impetuoso verso Pagliarone e, passando di fronte all’abitazione rude e scolorita di Bastimento, ostacolava il passaggio di animali e pedoni. Le continue piogge torrenziali provocarono il primo smottamento di terreno e soltanto all’alba del 6 dicembre gli abitanti si accorsero dei gravi danni alle abitazioni. Fu un grido d’angoscia e la gente, riversandosi per le strade fangose, era in preda allo sgomento, alla paura. Intervennero subito dopo i tecnici del Genio Civile e la zona fu considerata geologicamente insicura. Seguirono altri rilievi e finalmente i lavori per la costruzione delle prime case popolari presso Monte La Penna, che raccolsero i primi e più disagiati sinistrati. (Tratto da: La mia gente – Il Comune di Vastogirardi. Mario Milano. Verona 1974.)

I sindaci

06. 01.1866    Delegato Regio Straordinario Iacovetti Achille
1866 - 1866    Cenci Domenico
1891 - 1898    Marracino Domenico
1898 - 1899    De LellisFernando
1899 - 1906    Giancola Pasquale
1907 - 1909    Marracino Domenico
1909 - 1909    Bartolomeo Nicola
1909 - 1914    Marracino Domenico
1914 - 1915    Temussi Mario
1915 - 1919    De Lellis Fernando
1919 - 1927    Scocchera Adolfo
1927 - 1935    Antonelli Nicola
1935 - 1935    de Dominicis Donato
1935 - 1935    Grassi M
1935 - 1937    Liberatore Nicola
1938 - 1938    Cardarelli R.
1939 - 1943    De Dominicis Agostino
1944 - 1944    Liberatore Nicola
1945 – 1946   Spognardi Pasquale
1946 – 1952   Di Benedetto  G.
1952 - 1959    Di Serio Paolo
1960 - 1960    Cea Nicolaliboria
1960  -1963    De Dominicis Donato
1964 - 1967    Selvaggi Fulvio
1967 - 1968    Di Seri Paolo
1960 - 1960    Cea Nicolaliborio
1960 - 1963    De Dominicis Donato
1964 - 1967    Selvaffi Fulvio
1967 - 1968    Di Serio Paolo
1970 - 1971    Josue G. Antonio
1971 - 1972    Salerno Livio
1975 - 1978    Rosa Pietro
1975 - 1978    Marracino Benedetto
1975 - 1985    Amicone Claudio
1985 - 1990    Marracino Benedetto
1990 - 1998    De Lellis Fulvio
1999 - 2009    Venditti Vincenzo
2009 -  2014   Apollonio Davide
2014              Di Lucente Andrea

i sindaci